23 settembre 08
Il cambiamento. Anni fa ho letto una frase scritta da qualche parte: più le cose cambiano, più rimangono identiche. Sebbene condivida in parte questa affermazione, ammetto che c’è del vero. Alcune persone vivono la loro vita come un’ostrica allo scoglio; attaccamento morboso alla monotonia delle cose, alla religiosità della casa, a tutto ciò che credono in evoluzione, ma così decisamente statico.
Un po’ come Verga descrisse nei “I Malavoglia” la vita della famiglia Toscano ad Acitrezza, e di come ‘Ntoni abbia violato tutto ciò decidendo di andarsene. Giudicare chi sente il bisogno di aria nuova, di un cambiamento, anche radicale, oppure solo momentaneo, di qualcosa che lo faccia sentire vivo, è solo l’atteggiamento di coloro che non hanno mai provato a rischiare, a cercare qualcos’altro da quello che la vita le propone. Baricco, in uno dei suoi libri, ha scritto che la vita fa la sua strada e ognuno la sua e non sono la stessa strada; i desideri sono ciò che salvano le persone, non il dovere o l’essere buoni. Come l’ostrica vive non desiderando altro, pensando che quella sia l’unica via, l’unica traiettoria da seguire, gli abitanti di Acitrezza vivono pensando che i loro desideri siano già realizzati, che non ci sia niente da fare e che la condizione perfetta sia quella che stanno vivendo o meglio, credono di vivere.
E’ questo il punto; come ‘Ntoni, simbolo dell’anticonformismo, emblema del desiderio, non viene accettato, così lui stesso non accetta di vivere ancora attaccato allo scoglio.
Credere che le cose sono cambiate quando queste non lo sono affatto è il peggior errore che si possa commettere. Si torna sempre al punto di partenza senza costruire nulla. Senza averci mai provato.
Io non credo in un paradiso terrestre, dove ognuno riesce a realizzare ciò che vuole, a vivere pacificamente e serenamente senza problemi. E’ privilegio di pochi. Ma perché non provarci? Credo in ciò che ognuno può fare per cambiare il corso delle cose. Ogni persona è artefice della propria vita e il paradiso non è una cosa da cercare fuori o dopo la vita stessa ma è legato a ciò che una persona ha dentro, quando finalmente si sente parte di qualcosa, di un posto, di una condizione.
Ed io, io sto cercando qualcosa che mi faccia sentire viva. Sento la necessità di cambiamenti, di ricercare un posto nel mondo, un equilibrio, anche lontano da qui. E se questo viene giudicato,ritenuto sbagliato, considerato la peggior cosa, non me ne importa. Non deve importarmi. Devo seguire ciò che sento, ciò che il mio cuore mi dice e stringere i pugni e tirare fuori le unghie, con “sangue, sudore e lacrime”. E mai dimenticare ciò che lascio alle spalle, quello mai.
[Questa mia riflessione nasce da un discorso fatto con la mia migliore amica; di come le cose evolvono, in meglio o in peggio, del bisogno di cambiare senza dimenticare il passato ed il presente. Senza dimenticare chi siamo soprattutto, anche a centinaia di chilometri.
Poter condividere queste senzazioni, e vedere come siano comuni, come prendano sfumature diverse a seconda di ciò che uno ha vissuto, è qualcosa di molto costruttivo.]
Come al solito mi ritrovo a scrivere di notte. Trovo quella profondità giusta, quell'assenza di suoni che mi permette di trovare le parole. Sto abituandomi a tornare alla scrittura, e mi fa bene. Sono stata un anno senza riuscire a scrivere, ora con fatica sto tornando sulla carta.
Stasera sta piovendo, strano. Un forte temporale. Magari il caldo umido andrà via, e Roma tornerà ad essere vivibile.
Tornando ad oggi, sono giorni che ho in mente solo quello. Ora come ora la mia vita ha acquistato un significato diverso. Il mio desiderio più grande è quello di studiare medicina e diventare fra parecchi anni un medico in aiuto alle persone, per riuscire a fare qualcosa di concreto e dare il mio contributo al più piccolo problema. La persona che un anno e mezzo fa ha deciso di fare medicina non è la stessa che ora sta scrivendo queste parole. Quest'anno ho maturato delle motivazioni forti, legate a ciò che ho vissuto e sto vivendo. Nel momento in cui mi sono sentita persa mi sono stretta a questa speranza, a questa senzazione. E' stata l'unica che nei momenti in cui ero a terra mi diceva di resistere, di non mollare; ha scaldato il mio cuore nelle fredde giornate emotive e mi ha salvato dalle tempeste . Ho fatto forza su questo, mi ha aiutato tanto ad affrontare tutto. La lontananza da casa, il dolore che porto dentro, le mie difficoltà, i miei disagi. Ora non ho ottenuto quello che volevo, per la seconda volta. Non sono entrata al test di ammissione, pur avendo studiato. Sento molta delusione addosso. Ma sento viva dentro di me la voglia di provare a realizzare quello che sento. Sarà dura, lo so. Ma in fondo, cos'è che è facile nella vita?
Quando perdi una delle persone più importanti della tua vita, non ti resta niente. Poi se trovi qualcosa per cui vale la pena lottare, allora ti ci aggrappi. A me resta solo questo, nient'altro. Voglio continuare e riprovarci di nuovo.
Se questa ricerca impiegherà del tempo, io aspetterò. Trovare una senzazione, una condizione, un posto a questo mondo che mi faccia sentire bene è la sola cosa che mi rimane da fare, e che la vita esige da me ora.
Vengo da giorni difficili, in cui non trovo il movimento, la partecipazione, la voglia di fare qualcosa. E arriva una ragazza nuova che ho conosciuto in questo week end. E’ la coinquilina della mia migliore amica. Ho passato tre giorni leggeri, senza preoccuparmi delle mie cose, senza pensieri. Una ragazza simpaticissima, sulla stessa lunghezza d’onda di me come della mia amica. Un bel vento fresco, del nord precisamente, che ha portato leggerezza e spazzato via momentaneamente il peso di questo periodo. Mi sono sentita essere me stessa, senza pensarci troppo. Simpatia, allegria, semplicità. Le cose che ho sentito e percepito in questi giorni, e che non ricordavo neanche cosa fossero da parecchio tempo. Spero di rivederla un giorno, senza la pressione di sguardi dall’alto in basso, senza doversi scusare per certi atteggiamenti. Chissà. Non è normale sentirsi un peso e a disagio uscendo con persone che consideri da tanto tempo amiche. Non le concepisco certe cose, e spero che finalmente il resto di noi abbia aperto gli occhi finalmente su una certa persona. Finora sono state meglio queste giornate con la “new entry” momentanea che tutte le sere che sono uscita con quella certa persona. Allora dico, chiediamoci il perché di tutto questo. Io ho davvero bisogno di uscire con le persone con cui sto bene. Ho bisogno di trovare serenità almeno con loro, starmene due ore in giro a chiacchierare, andare da qualche parte, fare qualsiasi cosa per staccare la quotidianità. Già i problemi non mi mancano, non me ne servono altri, o almeno se ho la possibilità di evitarli li evito. Grazie al cielo gli amici si possono scegliere. Io la mia scelta l’ho fatta da tempo, ed ho agito di conseguenza nel rispetto delle altre .Ed ora mi ritrovo in queste situazioni in cui purtroppo coinvolgono loro perché c’è questo legame che sembra non si possa incrinare e mettere in discussione. Ne parlavo giorni fa con mio fratello. Mi sono stancata. Stancata di dover fare la bella faccia, di non trovare più motivo per stare insieme, di dover fare quella cosa perché sta bene e così sono contenti tutti anche se è tutta una falsa. E non capisco perché se a qualcuno dà fastidio il comportamento di un altro non lo debba dire. E l’ago della bilancia si sposta, tanto continuerà ad essere così, come per quello che è successo in questi giorni. Sono arrivata al punto che non me ne frega più niente di niente. Il problema è una sola persona, è la sua cosidetta normalità che dà fastidio. Sempre. E se qualcuno ha la forza di dire le cose in faccia va a finire che c’ha lui il torto, è stato scortese, non va bene così, poverina. Ma si, continuiamo a portarci in giro, a ritrattare le nostre posizioni di fronte ai fatti. Quando diventiamo maturi e ci prendiamo le nostre responsabilità? Non mi sembra chiedere molto, ma la realtà dei fatti dimostra il contrario.
Credo che il rispetto reciproco sia alla base di tutto, e se manca si costruisce solo una casa senza fondamenta. Magari è pure carina esternamente, ha tutto, una porta, delle finestre, un bel giardino intorno. Ma poi basta una pioggia e già il tetto non tiene. Comincia ad entrare acqua.
Ma allora la sostanza dov’è? Cosa si è costruito veramente?
Il problema è che spesso l’errore più grande che commettiamo è quello di cercare negli altri le qualità che non hanno
Sono io che ora sento il bisogno e la necessità di cambiamenti, in molte cose. Perchè fondamentalmente sono io che sono cambiata in seguito a cambiamenti inevitabili nella mia vita. Ma ho sempre più conferma di quello che penso, di come vanno le cose, di come le mie prospettive sono condivise dalle persone che ho intorno. Sono poche le certezze, tanti i dubbi. Ho deciso l'anno scorso di cercare la distanza come possibilità di riuscire a superare i miei problemi. Ed anche ora il distacco e la distanza sono inevitabili anche con alcune persone, se non c'è più un punto di incontro, e le cose contiuano ad essere statiche.
non voglio coinvolgere le altre persone nelle mie cose personali, nei miei problemi.
L'ho fatto superficialmente qualche settimana fa, rivolgendomi ad L. che credevo capisse almeno un minimo, che avesse l'accortezza di rispondermi con sensibilità. Ho capito che non può capire, perchè non sa e nè io voglio che sappia determinate cose. Non capisco però come si possa permettere di sparare a zero su di me senza avere fondamento. Non le sa le cose, non sa i miei disagi, cosa ho vissuto, come l'ho vissuto, come sto vivendo. Mi ha ferito, ho lasciato perdere, consapevole che da lei non posso più cercare questo tipo di accortezze. E sono stufa di tutto questo caos di persone a cui devo dare delle certezze se io in primis non ne ho, devo rassicurare senza dare importanza a come poi io mi sento. Devo fare le cose per gli altri,e a me stessa non ci penso.
E quindi non parlo mai. Ma in questi giorni sto male,per molti motivi.Il mio malessere sta peggiorando,lo sento dentro di me e il mio fisico ne risente. Normalmente fuori mi sforzo di fare la persona normale, senza problemi, senza preoccupazioni, come d'altronde faccio da un bel pò.Ed anche adesso riesco a nasconderlo, anche qui a casa in qualche modo. E non so cosa voglio, non so cosa fare..non so nemmeno perchè sto scrivendo qui.
Sai,vorrei riuscire a parlarti, ma non ce la faccio. Spero che tu legga prima o poi questo messaggio, non so se passi più nel mio blog, non ne abbiamo più parlato o forse hai avuto l'accortezza di non spingerti mai oltre un determinato confine per paura di mettermi in difficoltà. Sei una delle persone a cui tengo di più, che cerco spesso, quando siamo lontane sia quando abitiamo a pochi passi. E' stato sempre così, una certezza rimarcata anno dopo anno. Per questo motivo ho paura di perdere il tempo, di non averne abbastanza, di sprecarlo. E' una paura che mi porto dietro da un po', me lo fa con tutte le persone con cui ho un legame affettivo. So che saprai che sei tu a cui alludo, l'unica persona con cui non è mai cambiato niente, le cose si sono evolute, ci siamo capite sempre di più e rispettato i nostri silenzi. L'unica di cui oggi vado fiera di considerare la mia migliore amica di sempre.
se leggerai questo post, so che saprai come farmelo capire.
Ho bisogno di qualcosa. Mi sento alla ricerca di un posto, in attesa di un cambiamento. O forse in attesa di tutto o niente,in bilico tra la senzazione di dover fare qualcosa e l'assenza di movimento, l'apatia più totale che mi prende tutto d'un colpo, senza preavviso. E' una senzazione pesante da trascinarsi dietro, difficile da gestire a volte. Perchè dentro mi sento un vuoto, ed è come se stessi seduta in mezzo ad una platea di un teatro,con le poltrone rosse. Io, spettatrice della mia vita, che la osservo da una prospettiva poco stimolante. Non sto sul palco, all'attivo, pronta a recitare il mio ruolo, pronta all'inatteso,all'inponderabile della vita. Spesso è' come se fossi dietro un vetro e non riesco a toccare quello che vedo, incapace di romperlo e di prendere tutto il possibile . Allora mi viene in mente che ho bisogno di qualcosa che non riesco a definire. Di una cosa sono sicura : vorrei che questi mesi d' estate passassero in fretta, perchè non sto bene così, aspettando di trovare il mio momento, di trovare la spinta a rimescolare le carte, a ripartire,a trovare finalmente la direzione da seguire, e forse a sentire anche per un solo secondo quell'aggancio alla giovinezza, pura e così inconsistente, ma così fresca e dolce.Ed invece me ne sto lì, osservandomi da fuori, un'attenta osservatrice di ciò che le accade intorno, e di cui purtroppo ne provo a stento qualcosa. E non riesco a stare troppo tempo ferma in un luogo. Sento sempre quella senzazione di estraneità e incapacità di gestirmi, insofferenza e impazienza, incapacità d'azione. E allora penso che vorrei partire, adesso, ma ci sono troppi problemi, e forse quest'anno che ne sento la necessità, non riuscirò a concretizzare niente. E sto qui, in questa concatenazione di luoghi stati d'animo, aspettando che qualcosa mi si prenda con sè o che io riesca a far mio un qualcosa.
30 maggio 08
Ore 9.30. La sveglia suona, mi dice che è ora di alzarsi. Arrivo camminando in modo sregolato in cucina. Ho voglia di caffè. Le caffettiere non sono state svuotate e pulite, ma oggi non ho voglia di arrabbiarmi per i soliti motivi con le coinquiline, ho altro a cui pensare. Prendo la più piccola, la sciacquo, metto il caffè e accendo il fornello. Apro il frigo, prendo il latte e ne verso un po’ nel pentolino sul gas. Mi affaccio alla finestra, nell’ora del risveglio mattutino della grande metropoli. Davanti a me non ho un paesaggio, ma soltanto palazzi e palazzi, altissimi. Osservo le luci che vengono fuori dalle fessure, qualche finestra che si apre, segno di movimento. In strada già c’è frastuono, tra i furgoni del comune per i lavori pubblici, i primi ambulanti che sistemano la loro merce e i primi lavoratori che raggiungono la metro. Mi accorgo che mentre osservo queste cose come se fosse la prima volta, il caffè è venuto fuori e ha sporcato tutto il fornello. Non mi importa neanche di questo stamattina. Prendo la tazza, verso il latte e aggiungo il caffè con lun po’ di zucchero. Mi siedo, e lentamente verso un po’ di cereali. Ad un tratto squilla il cellulare. Ci ho messo un po’ a capire che era il suono del mio telefono. Ce l’avevo nella tasca della vestaglia. E’ mio padre. < Pronto papà> . dice.< eh, si..sto facendo colazione> come se fosse una cosa strana per quell’ora. < Fammi sapere quando stai per arrivare che ti vengo a prendere. Stasera ho ordinato la spigola con le verdure in pescheria, quella che ti piace tanto> dice con tono affettuoso. < Buonissima.. Ok allora, ti faccio uno squillo quando sono ad una mezz’ora da casa.Buona giornata papà, buon lavoro>. . Tasto rosso. Rimango ferma, sorridendo, più che altro a me stessa. E il gran frastuono della città lavorativa rimane un suono ovattato,di sottofondo. Non sento più nulla. Solo il mio respiro, e il mio cuore che aspetta il suo abbraccio.
Cos’è che mi tiene sveglia a quest’ora? Fuori piove, un temporale fortissimo. Vedo la mia stanza illuminarsi a tratti, rapidamente. Un tempo avevo paura. Avevo paura del buio, dei lampi. Come se fossero creature venute dal mondo dei cattivi e volessero prendermi e portarmi con loro, lontano dalla mia famiglia, dalla mia casa. Ricordo che allora mi mettevo sotto le coperte, fin sopra la testa. E restavo immobile, cercando di prendere aria senza far troppo rumore. Poi però raccoglievo quel poco coraggio che mi restava e mi alzavo, senza accendere la luce. Andavo a tastoni, conoscendo bene il corridoio e le varie camere dislocate. Mi affacciavo alla stanza dei miei, cercando di fare meno rumore possibile, tendendo un orecchio in attesa di sentirli, di sapere che c’erano. E tutte le volte venivo confortata dal loro respiro, dal sapere che sì, loro c’erano anche durante quel temporale, fra le mie paure loro erano presenti. Allora tornavo a letto, mi calmavo e mi mettevo a dormire, sicura che comunque andassero le cose quella sera loro sarebbero stati nella stanza di fronte. E’ la certezza di quando si è piccoli, che tutto ci sia sempre e comunque. Tutto è a nostra disposizione, in nostro aiuto, tutto è eterno.
E’ parecchio che non mi affaccio più a quella stanza. Vuoi o non vuoi le cose cambiano.
E se c’è il temporale, la prima cosa che mi viene in mente ora è se ho chiuso tutte le finestre, se ho lasciato dei panni fuori ad asciugare, se devo indossare qualcosa di più pesante il giorno dopo.
Non vado più a sentire dei respiri.
E se poi qualche finestra rimane aperta, ed entra acqua tutto d’un colpo, mi bagno. Ma resto immobile. Cosa c’è che mi tiene sveglia a quest’ora allora?
Forse è perché non riesco a chiudere quella finestra, e guardo un’immaginaria stanza di fronte.
Che non c’è.
Quanto tempo che non posto in questo blog. In realtà ho scritto poco anche sulla mia moleskine in questi mesi. Sento una difficoltà addosso che mi impedisce di mettere su carta i miei pensieri. A volte ho provato a sforzarmi, prendere una penna in mano a tarda sera,quando la mia compagna di stanza si era addormentata, ma la carta rimaneva intatta, pura, a volte con una macchiolina d'inchiostro all'inizio della pagina, causa la lenta e difficile attesa di far uscire dalla mia mente i pensieri, riflessioni e senzazioni che si rimescolano continuamente in una tela di intrecci sottili. Quella macchiolina d'inchiostro è la linea di confine, l'ostacolo tra me e la mia parte interiore. Vorrei poter ritrovare la libertà con cui scrivevo 6 mesi fa, quello splendido impulso che mi faceva sentire "viva", quello slancio d'emozione che mi portava a scrivere poesie, quella piccola ma bellissima senzazione di aver fatto un passo verso la conoscenza di me stessa, del mio mondo sotto la superficie. Tutto racchiuso nella moleskine. Ora la sfoglio, facendo attenzione a non soffermarmi in alcune pagine dolorose, ed è come se non mi riconoscessi più. Chi era quella persona? Ero io. Maledettamente diversa. Non sono più la stessa , e di questo purtroppo me ne rendo conto a mano a mano che i mesi passano anche se penso che più andrò avanti e più ne sarò consapevole.
L'altro giorno rileggevo alcune poesie di un anno fa. Procedendo con la lettura, cercavo di riprovare le stesse senzazioni; la spensieratezza di libertà di pensiero, la spinta a far uscire fuori i moti interiori del mio animo. Ciò che ho scritto da ottobre ad aprile, sotto una specie di impulso caldo che mi scorreva nel sangue, mi ha provocato una stretta al cuore, cercando di riaprire quel passaggio speciale e segreto diretto verso il più profondo dei luoghi dell'anima. Ora non riesco più ad entrare e uscire liberamente come prima, trovo sempre un ostacolo. Sarà che sono stata catapultata in una realtà difficile da vivere, in una vita che ora non sento. Trascorro i giorni in un'armatura pesante senza sostanza, costretta in qualche modo a sforzarmi di andare avanti pur non riuscendo a capire i meccanismi della mia testa.
Cos'è la felicità.
Me lo sono sempre chiesto, non troppo in fondo. Perché quando sei felice non te ne accorgi, senti dentro di te un armonia con te stessa e con gli altri che tutto ti sembra possibile; contempli la vita così come viene, avverti che il destino ti è favorevole e hai il vento giusto alle spalle. Sembra che tutto abbia finalmente un senso e i problemi sono solo pronti per essere risolti. Ma in realtà a volte non basta, vuoi di più, perdi l’opportunità di essere felice per le piccole cose che capitano tutti i giorni e te la prendi col mondo che ce l’ha soltanto con te. Ora più che mai mi chiedo cosa sia la felicità; sostanza nutriente per la vita, impossibile da controllare. Scivolosa superficie di sabbia su cui vengono poste emozioni e senzazioni che ci aiutano a vivere. E’ ciò che hai quando non lo comprendi fino in fondo, e non sai che quella senzazione va racchiusa in un cassetto del tuo cuore per poterne usufruire quando ne hai bisogno. Ma non ci pensi e ti godi il momento, perché il futuro è il domani e conta solo l’oggi. Purtroppo pero’ quando ti ritrovi a non averla, a sentire un vuoto dentro di te che ti consuma, ripensi a quei momenti, quando tutto era così semplice, quando davi importanza a cose per cui non vale la pena prendersela, quando ti sentivi di appartenere pienamente alla vita e godertela fino in fondo anche se l’hai provato per un solo istante, un solo momento, quando tutto era normale e quella lì, si, proprio quella era la felicità e non sapevi che faceva parte di te, e l’hai anche sprecata a volte. Quel momento, volendo o no, ti appartiene per sempre, ma fa parte del passato, dei ricordi. E tu sei lontano dal passato e guardi indietro le orme lasciate sulla sabbia, il percorso che seguivi inconsapevolmente; accanto noti altri percorsi che si intrecciavano con il tuo. Poi pero’ ti accorgi che qualcuno si è fermato, e vedi che le tue orme hanno proseguito non seguendo più la stessa traiettoria. Ti giri con fatica guardando il presente e la distesa di sabbia infinita, il futuro, dove sai che lascerai delle orme che non saranno più le stesse. Riconsideri tutto, e la vita prende inevitabilmente una piega diversa, per sempre.
Inconsapevole,incapace,impotente
Eri lì.Come sempre.
Io,
inconsapevole,incapace,impotente.
Inconsapevole del destino.
Incapace di aiutarti.
Impotente di fronte
a ciò che era più grande di me.
Ora sono qui.
Ti penso.Non vorrei.
Ripenso a quei momenti,
alle lacrime
che non sono riuscita ad asciugare,
alle parole non dette.
Colpevole.
Colpevole del mio essere me.
Tormento d'anima
che lacera il respiro,
asciuga ogni goccia di vita vissuta.
Pulsazioni taglienti
di un cuore che batte,
che trascina la sua esistenza in dolore.
Immobile.
Nessun gesto.
Solo il pensiero.
Io,adesso,
inconsapevole,incapace,impotente.
Sono ormai passate quattro settimane.Non ho scritto più sul blog,come tante altre cose che non riesco a fare.Mi sento ora di riportare ciò che ho scritto di getto proprio quattro settimane fa.
Faccio fatica a portare sulla carta ciò che provo e che sento dentro di me.La mia moleskine è ferma in questo momento.Forse riuscirò invece a tornare a scrivere...ora non lo so.Non so cosa sia meglio per me.Non so se posterò più sul blog.Non so se farò tante cose.Non so della mia vita.Ora non so niente.